Africa

Nel continente africano, la plastica rappresenta un problema enorme: nelle aree rurali finisce sulle strade, nelle canalizzazioni e nei fiumi. Nella migliore delle ipotesi, la plastica viene accumulata nelle discariche. Ma il 90% della spazzatura non arriva in discarica e viene lasciato a marcire in mezzo alle comunità o bruciato in falò; l’ONU stima che soltanto il 10% dei rifiuti arriva nelle discariche in Africa.

La maggior parte dei paesi africani non possiede inceneritori adeguati, e la plastica viene spesso bruciata in falò all’aperto. Accendere il carbone per cucinare con sacchetti di plastica è un’altra pratica comune nei villaggi e nelle città. Vapori molto dannosi e fumo vengono quindi inalati dagli abitanti e dai loro vicini.

La plastica impiega più di 1’000 anni per degradare. Non si biodegrada, si foto-degrada. La plastica viene rotta in particelle tossiche sempre più piccole dal sole. Il suolo, l’aria e l’acqua vengono inquinati da rifiuti tossici rilasciati dalla degradazione. Gli animali mangiano o inalano centinaia di migliaia di sacchetti di plastica ogni anno. Su un periodo di 3 anni, più di 100’000 animali sono stati uccisi per strangolamento o soffocamento.

Il consumo di plastica in Africa è in media di 16 kg pro capite ogni anno. C’è molto poco riciclaggio di plastica in Africa. Poiché la manodopera è relativamente molto buon mercato, la raccolta e il riciclaggio della plastica sono molto convenienti.

Per tutte queste ragioni, noi di CRiPSI abbiamo deciso di costruire degli impianti di riciclaggio in Africa. I paesi più interessanti, dove CRiPSI ha contatti sono: il Benin, il Ghana, l’Egitto, il Togo, la Guinea Bissau, la Guinea Conakry, il Camerun, l’Angola, il Senegal, l’Etiopia.